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Adele Perini


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Nel 2015, vivevo da mio padre. 

Da bravo ventunenne fiorentino, non avevo né voglia di lavorare né un lavoro stabile né voglia di trovarlo né voglia in generale. Mi accontentavo. 

Già lavoricchiavo in una copisteria in San Gallo, niente di più: 

È stato mio primo lavoro, il meno importante di tutta la mia vita e, insieme, quello che adesso mi sembra il più mistico dei modi che abbia mai adoperato per passare il tempo: 

tant’è che neanche ricordo quando sia stato realmente. 

Frequentavo l’università. 

Mie colleghe di università e amiche mi parlavano ogni settimana dei bambini e delle bambine che, facendo baby-sitter per alcune famiglie, si trovavano ad accudire: 

ce n’era sempre uno che non parlava mai ma era sensibile, un’altra era viziata fino all’osso ma dimostrava solo di essere in una famiglia di stakanovisti, un altro bambino si arrabbiava sempre ed era pesante da tenere ma faceva tanta, tanta, tenerezza, un’altra voleva stare sempre al telefono. 

E così via.

Io avevo bisogno di soldi. 

Volendo impiegare qualcosa di me che conoscevo e conosco bene – io sono bravo con bambini e bambine,  mi diverto e so intrattenerli – cercai di capire come potevo diventare il baby-sitter per qualche famiglia. 

Ci sarà una qualsiasi famiglia in tutta Firenze che mi accetterà?” Mi dicevo. 

Chiesi alle mie amiche quindi di consigliarmi alle famiglie per cui loro facevano baby-sitting, magari qualcuna ne conosceva un’altra in bisogno: il passaparola, è dimostrato, funziona molto in questi ambienti, fosse stato anche solo per sostituirle quando loro non potevano: 

Tutto inutile; 

mi dissero che, pur insistendo, volevano ragazze, perfino senza esperienza e sicuramente non un ragazzo, in quanto “con le ragazze vai sul sicuro, sai?“.  Indispettito, deluso, non mi arresi.

Ebbi un’idea. 

“Perché non provare il sito che tutte le mie amiche mi stanno consigliando?”:

un sito che all’epoca fungeva da messa in contatto diretto fra mamme bisognose di baby-sitter e baby-sitter bisognose di soldi.

Mi iscrissi; notai che potevi accedere o come mamma (non babbo/papà) o come baby-sitter, in questo caso avevi libertà di scegliere se essere una ragazza o no. 

Ad ogni modo, per una settimana scrissi compulsivamente gentil messaggi di disponibilità per il grande numero di gentil mamme in situazione di gentil bisogno: 

Sono Gabriel, ho 21 anni, sono un ragazzo simpatico e tranquillo, ho già esperienza di bambini e bambine, posso aiutare con i compiti di qualsiasi materia, di solito mi adorano”. 

Purtroppo, mi accorsi subito che le risposte erano le stesse ricevute offline:

Desideriamo e ci fidiamo di più di una ragazza, scusaci eh, sembri un caro ragazzo ma sarebbe più facile per noi con una ragazza”. 

“Ci dispiace molto, però abbiamo sempre avuto babysitter donne e ci piacerebbe mantenere la stessa abitudine”.

“Guarda, non per te, ma ci sentiamo più a nostro agio con una babysitter donna, sai com’è…”.

Indispettito, deluso, non mi arresi. 

Ci pensai un po’ su, mi riguardai il sito e la sua struttura, ero abbastanza scocciato devo dire.

Come mai le ragazze ispirano più fiducia? Dovrei fare un profilo di baby-sitter ragazza magari? 

Macché… se tanto sarò io quello che poi si troveranno alla porta, a che servirebbe… Però… in effetti… potrei…

È così che decisi su come convincere queste benedette mamme fiorentine sulla mia capacità di accudimento e intrattenimento di bambini e bambine: ingannando le mie avversarie! 

Maria Piccoli!

Creai un profilo, sul sito di sitting, un profilo fasullo di una mamma fiorentina, Maria Piccoli, con quattro figli tranquilli, scrissi che ero in ricerca forsennata di una baby-sitter donna, ragazza o femmina che fosse, ricompensavo con monete d’oro e bitcoin: 60€ l’ora, per tenere anche solo due di questi miei figliuoli tranquillissimi. 

Non mi fermai qui: 

Contattai, domandai, fermai, bloccai con la forza dell’ingegno, risposi a tutte le baby-sitter fiorentine chiedendo aiuto e sottolineando che il mio bisogno da mamma Maria era imminente, in quanto io e il mio compagno avevamo un cambio di programma lavorativo improvviso e che entro una settimana dovevamo trovare una soluzione. Ero disperata! 

Tutte le baby-sitter del sito mi risposero in pochissimo tempo: 

allettate dall’idea dei grandi soldoni e della facilità descritta dei miei pargoli; confermai quindi a tutte la mia disponibilità e dissi loro che avevo bisogno di conferma immediata da parte loro! 

Capisco che hai già preso impegno di andare a conoscere quest’altra famiglia, ma io non sto trovando nessuna che può aiutarmi… se mi confermi te ne sarò davvero grata!

Nel frattempo, io, il vero diabolico me, Gabriel, bambinaio astratto materialmente squattrinato, cosa feci? 

Aspettai che le baby-sitter che avevo irretito dessero buca alle mamme del sito, con la promessa della bisognosa e ricca Maria, pronta in due giorni a confermare tutto, e scrissi alle stesse vere mamme che adesso si trovavano senza baby-sitter. 

Sfruttando il campo libero che mi ero creato… 

Scrissi ad ogni mamma a cui avevo già scritto nei giorni precedenti e anche a tutte quelle nuove che il sito mi propinava, consapevole della situazione dilagante ed improvvisa di necessità fra queste benedette mamme fiorentine: certo, direte voi, situazione da me medesimo creata.

In ogni caso, il sito era bloccato e non c’erano più baby-sitter disponibili! 

Mi proposi quindi come baby-sitter: eccomi, ci sono! È vero, è vero, sono un ragazzo, PUAH!, ma ci sono e non vi darò buca! Sono pronto e disponibile!

Ci provai.

Ci provai ancora.

Scrivo anche a lei, proviamo anche questa.

Ma niente…

La realtà dei pregiudizi è più ostinata di qualsiasi colpo di genio. 

Non appena mi proponevo, ricevevo di nuovo risposte fredde, se ancora ancora riuscivo a ottenere risposte… 

Preferisco una ragazza, mi sento più sicura…”. 

La ragazza che stavamo sentendo si è tirata indietro, però mi farà sapere: una sua amica potrebbe fare al caso nostro…”. 

Sei un caro ragazzo… ma…”. 

Evidentemente, nessuna mamma ha voglia di dare la propria prole in pasto a un ragazzo.

Pur essendo soddisfatto della truffa da me creata da un lato, dall’altro mi ha colpito indelebilmente quanto profondamente radicato e inconscio sia questo pregiudizio, mi arresi davanti all’evidenza: 

Un ragazzo non può fare il baby-sitter.

Alla fine, mi sono ritrovato solo e piuttosto sconfortato. 

Il mio piano si è rivelato una beffa, anche per me. 

Ho provato a truffare un sistema già truffato: dal pregiudizio appunto. In cambio non ho ottenuto altro se non la consapevolezza ancora più chiara che questa mentalità è, di fatto, una trappola per tutt* — donne, uomini, bambini e bambine:

L’idea che soltanto la donna in quanto tale sia “geneticamente e immancabilmente programmata” a prendersi cura dei piccoli, a fare quindi un servizio migliore della maggior parte degli uomini in quanto tali, è uno stereotipo ancoratissimo, diffusissimo e inconscio: 

difficile da sradicare, soprattutto quando non c’è nemmeno voglia di sradicarlo e tentare (addirittura?) qualcosa che non è neanche così assurdo: provare un baby-sitter maschio.

La semantica di tutto ciò che ho scritto è comprensibile: 

storicamente e socialmente le donne sono sempre, ogni giorno, e da sempre, dall’inizio dei giorni, continuamente considerate coloro più adatte a stare con i bambini e le bambine. 

C’è poco da fare, no? 

Questo è ingiusto, non solo verso gli uomini o il povero e truffaldino me ventunenne: 

È chiaramente ingiusto verso ogni persona e ogni genere, anche perfino verso i bambini e le bambine che, in potenza, magari si troverebbero meglio col fratello della baby-sitter che gli è toccata! Come potremo mai saperlo se non diamo una possibilità anche a un ragazzo?

Credo sia questa la vera truffa nella mia storia. 

Quanto ho fatto, come ho agito, me lo ricorderò sempre come una grande piccola burla virtuale: sicuramente mi sono divertito. 

Mi ha confermato però un’idea che già mi ero fatto quando le mie amiche mi consigliavano di cercare altri lavoretti, perché… 

Un ragazzo non può fare il baby-sitter!

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